Venezuela paga i bond ma le banche usa creano problemi

La posizione del Venezuela nel pagamento dei propri impegni finanziari da tempo sta risultando regolare ma, per quanto riguarda la liquidazione di interessi previsti per i bond statali, si rivela problematica poiché sono stati riscontrati dei ritardi. Si attribuisce questo ritardo ad una posizione ostruzionista degli Stati Uniti. Gli Usa rendono questo processo di normalizzazione sul debito più duro del previsto, grazie al ruolo che le banche statunitensi tendono ad assumere, ne abbiamo parlato su Venezuela 2027.

Chi possiede obbligazioni Venezuela e PDVSA (Compagnia Petrolifera di Stato Venezuelana) sta riscontrando dei ritardi nell’accredito degli interessi dovuti. Non si tratta dei primi ritardi, poiché sono state registrate diverse volte, delle controversie sui pagamenti delle cedole, anche se poi queste sono state regolarmente liquidate. E allora cos’è accaduto?

Il problema nasce dai mezzi di comunicazione controllati dagli Stati Uniti e dalle Banche Americane. È stata adottata una strategia volta ad alimentare la voce di un eventuale “default”.
Si tratta però, di una notizia non verificata, poiché il governo venezuelano sta agendo secondo regolamento, per la liquidazione dei bond. È previsto infatti, che le somme spettanti agli obbligazionisti vengano messe a disposizione in base alla valuta adottata, che in questo caso è il dollaro.

Come avviene il pagamento degli interessi dei bond

La liquidazione di interessi avviene attraverso uno scambio multilaterale di flussi finanziari. Questi vengono regolati dalla banca New York Mellon. La suddetta banca è la depositaria per i bond venezuelani.
Si sono verificati dei ritardi, non dovuti al Venezuela ma bensì agli Stati Uniti, che sotto la presidenza di Donald Trump, sta adottando una politica ostruzionistica in virtù di alcune sanzioni ancora a carico del Venezuela, che risultano ancora applicabili.

Il governo venezuelano, visto il ruolo che gli Stati Uniti ha assunto nei suoi confronti, ha espresso l’intento di rinunciare al dollaro come moneta di scambio internazionale.
In realtà c’è da dire che il Venezuela ha provveduto in maniera regolare, a liquidare gli interessi previsti, anche se questi restano sospesi in una situazione di incertezza. Questa situazione viene accentuata dagli Stati Uniti che accentua il ritardo per il trasferimento dei capitali, rendendo il denaro indisponibile.

Fonti americane, parlano invece di un Venezuela in netto ritardo nei pagamenti, previsti per una cifra di 185 milioni di dollari, riguardante il pagamento del coupon 2027. Ciò però è stata vista come una manovra di cattiva pubblicità, poiché il Venezuela nel periodo di settembre, non è soggetta ad un grande esborso di denaro, per questa ragione qualsiasi ritardo risulterebbe ingiustificato.

La posizione del governo Venezuelano

Il Presidente Maduro assicura che il Venezuela è nelle condizioni di pagare puntualmente la cifra in dollari prevista di 3,5 milioni di dollari secondo gli Stati Uniti, anche se la cifra reale sarebbe prevista nella misura di 2,3 milioni di dollari. Questa comprenderà interessi e bond in scadenza entro l’anno.

Lo stato del Venezuela ad oggi, gode del sostegno finanziario oltre che politico, di Russia e Cina. In questo modo, grazie a queste garanzie potrà onorare tutte le scadenze previste, scongiurando il pericolo di un eventuale default.

Le obbligazioni all’attenzione della diatriba Usa- Venezuela sono le PDVSA in scadenza a novembre 2017. Il mercato confida in un rimborso regolare dell’ultima parte del bond, riguardante un flusso di denaro pari a 6,1 miliardi di dollari, rimborso già ristrutturato lo scorso anno. In questo momento storico quindi, il rimborso è previsto nella misura di 900 milioni di dollari.

È possibile che il fondo pensionistico di PDVSA avrebbe acquistato dei bond in scadenza, sfruttando le fluttuazioni del titolo favorevoli all’acquisto di titoli. Manca anche all’appello un rimborso riguardante il bonus PDVSA 8,50{25bb3c65ddf515a7781c8c9df0c419baf9c637a1c5d781fcb48afff3b8e88165} 2020 pari a 1,12 miliardi di dollari. In questo caso le quotazioni previste, si alzano fino a 78 da un minimo di 62, risalente al mese di ottobre.

La posizione degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti stanno adottando questa formula di ostruzionismo finanziario non nuova. Si ricorda che questo trattamento è stato riservato anche all’Argentina, quando ha riscontrato difficoltà nei pagamenti dei flussi cedolari dei bond governativi internazionali. Questi furono bloccati per ragioni sconosciute, dalla banca New York Mellon.

La diatriba tra Caracas e le banche Statunitensi è tutt’ora in corso, dove le ultime risultano colpevoli di aver messo in atto una strategia che verta sulla tensione, diffondendo anche notizie incomplete o inesatte. Complice di questo infinito litigio sarebbero anche le posizioni politiche di Maduro, rafforzate dopo le ultime elezioni regionali. Anche per questo motivo gli Stati Uniti potrebbero sentirsi minacciati.

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