Split Payment IVA, come funziona?

Split payment IVA, cos’è e come funziona

Con la Legge di Stabilità 2015, ovvero la Legge numero 190/2014, e col Decreto Legge 50/2017 in seguito, la liquidazione dell’IVA viene gestita tramite il metodo dello split payment.

Cos’è Split Payment IVA

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Lo split payment IVA regola i pagamenti fra la pubblica amministrazione e i privati

Lo split payment IVA si occupa di gestire il rapporto riguardante la liquidazione dell’IVA tra le imprese private e la Pubblica Amministrazione, riportando il pagamento delle prime verso la seconda in modo da scinderlo.

In parole povere, il privato andrà a ricevere il totale importo della fattura al netto dell’IVA, che verrà elargita completamente dalla Pubblica Amministrazione.

Una manovra che permetterà allo Stato, tramite l’anticipo dell’imposizione fiscale riguardante l’IVA, di ridurre sulla carta il rischio di evasione fiscale.

Il funzionamento dello split payment si ramifica in due operazioni, dove nella prima l’impresa riceve la percentuale IVA sull’operazione di acquisto da parte della Pubblica Amministrazione, mentre nella seconda quest’ultima verserà l’IVA a debito sull’operazione effettuata.

Lo split payment IVA, inizialmente considerato come metodo di pagamento per l’anno solare 2017, è stato poi prolungato fino al 30 giugno 2020 tramite l’entrata in vigore del Decreto Legge 148/2017.

Chi ne è incluso

fatture Split Payment IVA
Quali sono i soggetti che possono ricorrere allo Split Payment IVA?

I soggetti che dovranno appoggiarsi su questo metodo di pagamento sono decisi dall’articolo 17-ter del Decreto del Presidente della Repubblica 633/1972, che è stato poi aggiornato in seguito ai già citati decreti legge 50/2017 e 148/2017, e sono:

  • enti pubblici economici, che siano essi in ambito nazionale, regionale o soltanto locale, aziende speciali e pubbliche di servizi alla persona incluse;
  • fondazioni e società in cui sono presenti amministrazioni pubbliche con un fondo di dotazione in cui devono essere presenti ad una percentuale pari almeno al 70%;
  • società controllate sia da Ministeri che dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, o anche da amministrazioni pubbliche;
  • società quotate in borsa, purché siano inserite dell’indice FTSE MIB.

Chi ne è escluso

La metodologia dello split payment non viene invece applicata in casi quali:

  • operazioni rientranti in casistiche a regimi speciali, in cui quindi non viene indicata l’IVA in fattura;
  • cessioni di beni o servizi prestati da parte di elementi che abbiano debito d’imposta;
  • spese con costi contenuti, nelle quali il fornitore certifica l’avvenuta operazione tramite il rilascio della semplice ricevuta fiscale o meno, per coloro che utilizzano la trasmissione della fattura per via telematica;
  • oltre a tutte le operazioni che si esentano dall’IVA, secondo i sensi del Decreto del Presidente della Repubblica numero 633/1972.

Come redigere una fattura

Split Payment IVA esempio
Un esempio di una fattura in cui è calcolato lo Split Payment IVA

Parlando in termini un po’ più pratici e più vicini al cittadino, è bene annotare anche come funziona in termini operativi lo split payment, su argomenti quali il come emettere fattura in questi casi e su quale dicitura usare.

Tutti i fornitori privati che utilizzano lo split payment, ovvero coloro che hanno rapporti diretti con la Pubblica Amministrazione, hanno l’obbligo di emettere fattura elettronica.

Oltre a ciò, è necessario anche segnalare le fatture nel registro IVA delle vendite, indicizzare tali fatture come ‘scissione dei pagamenti’ e evitare di computare l’IVA a debito per quanto riguarda le fatture emesse alla Pubblica Amministrazione.

La fattura elettronica può essere impostata in modo abbastanza semplice tramite la creazione della classica fattura, seguita poi dall’apposizione della firma digitale sulla versione elettronica della stessa.
Il Ministero dell’Economia e Finanze ha messo a disposizione un canale per la creazione autonoma e in forma totalmente gratuita della fattura elettronica.

La fattura andrà creata in formato XML, mentre la firma digitale verrà inserita tramite una smart card che verrà rilasciata dalla stessa camera di commercio.

Questa andrà poi inviata al Sistema di Interscambio online e con un messaggio di posta elettronica certificata, in un file di peso massimo di 30 megabytes.
Il Sistema di Interscambio si occuperà poi di notificare l’esito al mittente e di recapitare la fattura al destinatario.

Un procedimento che non fa altro, in sommi capi, che mandare un messaggio forte e chiaro sul fatto che la Pubblica Amministrazione non accetterà più fatture cartacee.

Sanzioni

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Per evitare di incorrere in sanzioni, è bene affidare la gestione dello Split Payment IVA a un professionista

Anche questa nuova modalità di pagamento, così come la vecchia, rischia di far incorrere in sanzioni coloro che non porteranno a termine il pagamento secondo normativa.

Le imprese private che offrono dei servizi o vende dei beni alla Pubblica Amministrazione rischiano di incappare in sanzioni amministrative anche nel caso in cui la fattura elettronica sia emessa in modo non conforme alla normativa.

Ad esempio, se la dicitura ‘scissione dei pagamenti’ viene emessa nella fattura elettronica, la sanzione amministrativa può ammontare da un minimo di 1.000 ad un massimo di 8.000€, secondo il comma 1 dell’articolo 9 del Decreto Legislativo 471/1997.

Nel caso in cui, invece, l’IVA in split payment venga pagata in ritardo o addirittura non venga pagata, l’impresa rea dell’errore verrà sanzionata con il 30% della cifra non versata, percentuale modificabile in base alla situazione

Rimborso

Per rigor di logica, i fornitori della Pubblica Amministrazione andranno col tempo ad accumulare un certo credito IVA verso quest’ultima.

La detrazione dell’IVA verso le operazioni con la Pubblica Amministrazione verrà normalmente consentita, così da offrire alle imprese un rimborso IVA secondo l’articolo 38-bis del Decreto del Presidente della Repubblica numero 633/1972.

Il rimborso IVA verso i contribuenti che applicato lo split payment IVA hanno diritto al rimborso IVA prioritario, con quest’ultimo che può essere calcolato anche a periodicità trimestrale.

Professionisti e Split Payment IVA

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Il rimborso IVA verso i contribuenti che applicato lo split payment IVA hanno diritto al rimborso IVA prioritario

La norma, come citato nel Decreto Legge 50/2017, estende le modalità di pagamento in scissione anche ai semplici professionisti, coloro che quindi già fronteggiano ritenute sul proprio compenso.

Se da un lato ciò potrebbe dare uno sprint in più alla lotta all’evasione, tenendo sotto controllo non solo le imprese ma anche i professionisti, dall’altro tenderebbe a ridurre la liquidità disponibile di questi ultimi.

Non a caso, infatti, la questione split payment IVA sui professionisti è stata, in un certo senso, al centro di un dibattito già qualche anno fa, dove fu proposto un modus operandi di gestione fiscale verso la Pubblica Amministrazione uguale per liberi professionisti e per aziende.

L’applicazione di questo però fu respinta con un emendamento successivo, atto a salvaguardare una delle categorie più colpite dalla crisi economica che negli ultimi anni ha colpito il paese.

È inoltre presente la possibilità, da parte di chi acquista o da chi vende beni (o da chi fornisce o riceve servizi), di richiedere un documento includente tutti i soggetti verso i quali è stato effettuato lo split payment dell’IVA.

Periodicità del versamento

La periodicità del versamento dell’IVA in split payment verso la Pubblica Amministrazione può essere di tre tipologie, a scelta del richiedente:

  • l’IVA può essere versata alla Pubblica Amministrazione ad ogni fattura emessa;
  • l’IVA può essere versata alla Pubblica Amministrazione a periodicità giornaliero, mantenendo una tracciatura di tutte le fatture emesse nel giorno stesso;
  • l’IVA può essere versata alla Pubblica Amministrazione a periodicità mensile, includendo nel calcolo tutte le fatture del mese in questione, a patto che il versamento venga effettuato entro il giorno 16 di ogni mese.

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