Split payment: la guida

Lo split payment è un nuovo meccanismo di liquidazione dell’IVA (imposta sul valore aggiunto), introdotto dalla legge di Stabilità 2016 (l. n. 190/2014) e poi rivisto con il d.l. 50/2017. Quindi, con il più recente “decreto Dignità”, del luglio 2018, lo split payment ha subito una nuova rivisitazione piuttosto importante, considerato che è stato abolito questo meccanismo per i liberi professionisti, che non rientrano più tra i soggetti obbligati, contrariamente a quanto invece avviene per le forme giuridiche societarie, nei rapporti con la pubblica amministrazione.

Ma come funziona lo split payment?

Il funzionamento

Per comprendere come funziona lo split payment è innanzitutto opportuno rammentare come si debba dividere l’operazione in due distinte parti. Con la prima un soggetto privato (l’impresa) incassa l’ammontare dovuto dall’operazione. Tale ammontare – come tradizionalmente accadeva – non sarà tuttavia “lordod”, bensì al netto dell’IVA, che viene trattenuta dall’ente della pubblica amministrazione che sta pagando le prestazioni societarie.

A quel punto, l’ente della pubblica amministrazione si occuperà di versare all’Erario l’IVA a debito, dovuta sull’operazione considerata.

Chi sono i soggetti obbligati

I soggetti obbligati allo split payment sono le società che forniscono prodotti e servizi a enti pubblici e società quotate e/o controllate da enti pubblici e, dunque:

  • enti pubblici economici nazionali, regionali e locali;
  • fondazioni che sono partecipate da amministrazioni pubbliche;
  • società sotto il controllo della presidente del consiglio dei ministri e dei ministeri;
  • società partecipate per almeno il 70% da amministrazioni pubbliche;
  • società quotate sul FTSE MIB.

In ogni caso, anche nei loro confronti, non si applica lo split payment nei confronti di una serie di operazioni di cessioni id beni e di servizi se queste sono assoggettate a regimi speciali che non prevedono indicazione di IVA o se i cessionari o committenti sono debitori di imposta, o per le “piccole spese”, o ancora per le operazioni esenti e fuori campo IVA.

La fatturazione

Se il contribuente è interessato alla nuova normativa IVA sullo split payment, dovrà emettere fattura elettronica come previsto dall’attuale normativa, annotare le fatture emesse nel registro apposito, indicare in fattura la dicitura “scissione dei pagamenti” e non computare l’IVA a debito.

Le sanzioni

Se l’impresa privata in regime di split payment non applica le indicazioni di cui sopra, va incontro a sanzioni amministrative che puniscono l’errore compiuto, fino a 8.000 euro per documento.

Sanzioni sono altresì previste per il ritardato pagamento dell’IVA per l’ente pubblico, che sarà sanzionato con una “multa” dal 30%.

Il rimborso IVA

Sulla base di quanto sopra, aggiungiamo anche come il meccanismo dello split payment preveda che i fornitori della pubblica amministrazione possano accumulare crediti IVA in maniera strutturale.

Proprio per questo motivo la normativa sullo split payment prevede che le operazioni in questione possa rientrare tra quelle che permettono l’ottenimento del rimborso IVA in via prioritaria.

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