Investire nell’agricoltura: i beni agricoli

Premesso che come sempre è opportuno avere le idee ben chiare su cosa si voglia veramente ottenere dalla propria attività di investimento, ci occuperemo di dare alcuni validi suggerimenti a quelli che avessero intenzione di investire nell’agricoltura.

Sarà nostra cura cercare di individuare puntualmente quali siano le migliori strategie di investimento e in quali settori per ottenere i migliori profitti da tale attività.

Anzitutto, non bisogna mai scordare come tale attività vada intesa come un lavoro a tempo pieno, che quindi richiede specifiche competenze tecniche, senza le quali il rischio di ottenere un tragico fallimento è a dir poco garantito.

Una panoramica generale

Considerando il fatto che la popolazione mondiale è in continuo aumento, la necessità di cibo per soddisfare il fabbisogno alimentare dell’umanità è in continuo aumento.

Questo è vero tanto quanto il fatto che le terre destinate o destinabili all’agricoltura al contrario sono in costante diminuzione per una serie di fattori legati al sovra sfruttamento, l’inquinamento e altri fattori in cui la mano dell’uomo purtroppo si è rivelata determinante.

Altro punto da considerare è la continua richiesta di carne, per ottenere la quale devono essere impiegate grandi quantità di cereali per alimentare il bestiame, che a loro volta vedono l’impiego di immense piantagioni proprio a tale fine.
Altro fattore che complica ulteriormente la situazione è il contrasto che può persino apparire illogico, per cui le società che producono fertilizzanti, anziché crescere, hanno visto ridursi drasticamente i propri fatturati.

Come iniziare a investire nell’agricoltura

Preliminarmente sarà opportuno individuare su quale dei tanti settori legati al mondo dell’agricoltura focalizzare il nostro interesse e su cui quindi iniziare a investire i capitali.

Analisi dei mercati, volatilità e possibilità di guadagnare al rialzo o al ribasso.

Imparare a conoscere gli strumenti a nostra disposizione

Gli strumenti offerti per investire in agricoltura sono gli stessi o quasi che per gli altri comparti, con la differenza che, essendo un settore dale migliaia di sfaccettature e in continua evoluzione, saranno più veloci.

Oltre ad essere condizionati anche da fattori naturali che esulano dalla pura strategia di mercato, il che lo rende sotto certi aspetti assolutamente rischioso seppur esaltante.

Valutiamo insieme i principali mezzi di investimento offerti dal settore.

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  • 1. ETC, Exchaange Traded Commodities

Con questa sigla si vogliono identificare le opportunità offerte dal mercato finanziario di investire utilizzando degli strumenti finanziari emessi a fronte dell’investimento diretto dell’emittente o in materie prime o in contratti derivati su materie prime.

Il loro prezzo sarà quindi vincolato direttamente all’andamento di mercato delle stesse materie prime.

Sono:

  • Negoziabili in borsa al pari delle azioni
  • Replicano passivamente l’andamento delle materie prime cui fanno riferimento.

Grazie al particolare tipo di negoziabilità sono diventati un valido supporto anche per gli investitori privati che vogliano impiegare la propria liquidità nel settore agricolo, magari su una specifica materia prima.

Riassumendo, in sintesi, gli ETC:

  • Consentono di accedere direttamente al mercato delle Commodities, con facoltà di scelta mirata permettendo di investire senza necessità di una leva finanziaria
  • Permettono di rimanere allineati sulle performance della materia prima scelta senza l’obbligo di riallinearsi in caso di scillazioni, come invece accade con i futures. Ciò senza necessità di oneri finanziari legati allo stoccaggio dei beni sottostanti l’investimento
  • Avere un’esposizione a rendimento assoluto (Total Return), a sua volta tripartito in tre ulteriori sottoclassi.
    • a) Spot (variazioni di prezzo tra un momento e l’altro relativamente alla materia prima)
    • b) Andamento legato al Rolling (positivo o negativo),
    • c) Rendimento del collaterale.

Infine, ricordando che tutti i valori sono espressi in dollari americani, anche le variazioni di prezzo di scambio relative a tale valuta avranno il loro peso specifico nelle operazioni.

  • 2. Futures

A differenza degli ETC, questi sono contratti standardizzati e quindi grazie alla loro eterogeneità, sono negoziabili sul mercato.

Permettono, grazie alle regolamentazioni in essi contentenute, di aver chiarezza e trasparenza sulle modalità future di definizione del proprio investimento, regolamentandone tempi di copertura, pagamenti e rimborsi.

Emessi dai Mercati in quantità predefinite, sono a numero limitato, non sono passibili di aumenti a livello numerico e sono trattabili solo da strutture autorizzate. Questo a differenza dei contratti tra privati.

La loro regolamentazione ferrea costituisce anche la maggior garanzia per gli investitori di poter variare i propri asset finanziari, magari sostituendo l’impegno preso con un future, sostituendolo con un altro (operazione fattibile tramite l’impiego di una Cassa di Compensazione autorizzata).

In questo caso, si ricorda, potrà avvenire esclusivamente tramite l’intervento di un Istituto Bancario o di un mediatore autorizzato.

Alla sua scadenza il future potrà essere riscattato o in materie prime o in un controvalore economico legato a quanto indicato nel future stesso.

Possono essere, da ultimo, emessi con o senza copertura di cambio, differenza sostanziale che risentirà o meno del rafforzamento o indebolimento nel rapporto di cambio con il dollaro che ricordiamo essere la valuta di riferimento in questo genere di negoziazioni.

In qualità di controllore di questo tipo di operazioni, troviamo la Clearing House, che funge da controparte imparziale tra gli investitori.

  • 3. Investimento diretto in aziende del settore, di produzione o trasformazione acquistando azioni o obbligazioni

In tale categoria abbiamo a disposizione una platea veramente ampia di società più o meno grandi, dal passato storico o emergenti che potremo prendere come bussola per navigare nel mondo dei beni agricoli.

Bisogna anche fare attenzione a fattori che apparentemente esulano dall’agricoltura in senso stretto, come ad esempio la crescita o il crollo di aziende di fertilizzanti (come anticipato già in premessa) che con il loro andamento possono alterare le sorti di alcune materie prime.

Interessante paradigma si potrà avere studiando l’andamento della K+S, le cui azioni sono presenti all’interno di praticamente tutti i fondi d’investimento del settore agricolo.

La globalizzazione dei mercati ha fatto sì che il mondo delle materie prime si espandesse ben oltre i singoli confini delle nazioni, rendendo necessaria la creazione di un sistema articolato come quello sopra descritto.

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  • 4. Investimento diretto nella terra

Settore che esula decisamente dal mondo della finanza ma che mette al riparo dal rischio di risentire dell’inflazione, visto il continuo apprezzamento del valore dei terreni agricoli.

Il rendimento di un terreno è comunque legato a doppio filo all’essere o no anche agricoltori.

Senza tale attività infatti la redditività dei campi non avrà certamente una facile rivalutazione o apprezzamento forse nemmeno a lungo termine.

Infatti il far vivere il terreno e renderlo produttivo, è l’unico modo per non depauperarlo della sua intrinseca fonte di redditività.

Certo è comunque che sfamare più di sette miliardi di persone rappresenta una sfida di non facile soluzione, per cui si può trovare facilmente dello spazio a disposizione di chi, animato da buona volontà e sufficienti competenze volesse raccogliere il guanto mettendocisi di impegno per ottenere ottimi risultati.

Se quanto è detto vale per chi volesse occuparsi di investimenti e operazioni finanziarie, lo diventerà ancora di più per tutti coloro che vorranno occuparsi direttamente della produzione vera e propria.

Questa sarà dunque un’ottima soluzione per il risparmiatore, che preferendo vedersi creare una rendita magari piccola ma stabile nel tempo, la potrà preferire rispetto ad altre soluzioni più impersonali.

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