Enpap: previdenza psicologi, info complete

A differenza di quanto accade per i lavoratori dipendenti, i liberi professionisti godono dell’esistenza di un ente previdenziale apposito, che gestisce ed eroga le prestazioni previdenziali nei confronti dei propri iscritti.

Non fa eccezione la professione dello psicologo, nell’ambito della quale si trova un ente previdenziale specifico, l’Enpap (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi) visibile al sito www.enpap.it.

Dal punto di vista giuridico, si tratta di una fondazione di diritto privato, la cui funzione è quella di cassa di previdenza e assistenza per gli iscritti all’albo degli psicologi: il fine è quello di assicurare agli iscritti e ai familiari l’erogazione di servizi di assistenza e previdenza.

Attraverso i contributi degli iscritti, l’ente può vantare un patrimonio superiore al miliardo di euro. Ma come funziona questo ente e come fare ad iscriversi?

Abbiamo visto il fondo pensione Previndai per Dirigenti, ecco ora invece tutte le info complete sulla previdenza psicologi e sull’Enpap.

Indice

1. Iscrizione e cancellazione Enpap
2. Enpap: le principali forme di contributi
2.1. Sono previsti sconti al contributo minimo Enpap?
2.2. Quali sono le scadenze per il pagamento dei contributi Enpap?
3. Le forme di pensione erogate dall’Enpap
4. Enpap: i diritti più importanti per la previdenza psicologi
4.1. Le altre forme di previdenza psicologi Enpap
5. Il rapporto tra Enpap e altri enti previdenziali
5.1. Ricongiunzione Enpap e lavori occasionali
5.2. Riscatto laurea ed Enpap
6. Quali sono i rapporti con il Fisco?
7. Enpap conviene rispetto ai fondi pensione?

1. Iscrizione e cancellazione Enpap

enpap
Logo Enpap

Partiamo dalla prima domanda importante: chi è obbligato ad iscriversi all’Enpap?

In generale tutti coloro che esercitano la professione di psicologo sono obbligati ad iscriversi all’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli psicologi entro novanta giorni dalla maturazione del primo compenso ricevuto tramite l’esercizio della professione, decorso il quale vengono applicate delle sanzioni.

Non sono obbligati all’iscrizione all’Enpap quanti svolgono la professione di psicologo sotto forma di contratti a progetto.

Le due condizioni in presenza delle quali è obbligatoria l’iscrizione all’Enpap sono, quindi:

  • il fatto di essere iscritti all’Albo degli psicologi;
  • l’aver realizzato redditi derivanti dall’esercizio della libera professione di psicologo.

In secondo luogo, dobbiamo chiederci in che modo funziona l’iscrizione all’Enpap, così da offrire info complete sull’ente previdenza psicologi. Le informazioni in merito derivano dal sito ufficiale della cassa previdenziale psicologi, che mette a disposizione una piattaforma online con un guida dettagliata per l’iscrizione all’Enpap, in via telematica.

Si può anticipare, riservando l’invito a consultare il sito Enpap, che tra i requisiti è richiesta una copia del documento d’identità valido e del codice fiscale, oltre che del certificato con cui si attribuisce la partita IVA, utile a verificare la presenza di entrate derivanti dall’esercizio della professione.

Nel momento in cui ci si cancella dall’Albo degli psicologi o non si lavora più, essendo cessata la percezione di redditi professionali derivanti da questa attività per un periodo di almeno un anno solare, vengono a mancare una o entrambe le condizioni necessarie per continuare ad essere iscritti all’Enpap.

In questo caso, la cancellazione dall’Enpap può avvenire automaticamente, sul riscontro da parte degli incaricati della cessazione dei requisiti o dell’esercizio della professione di psicologo, oppure a domanda dell’interessato.

Dalla mensilità successiva alla cancellazione dalla cassa previdenza psicologi cessa l’obbligo di versare i contributi e cessano le prestazioni eventualmente godute in quel determinato periodo.

come pagare l'enpap
Pagamento Enpap, esempio modulo

Adesso passiamo ad esaminare le principali forme di contributi da versare e gli obblighi che devono essere osservati dagli iscritti Enpap.

In particolare, esistono diverse forme di contributi, che possono essere sostanzialmente divise in tre grandi categorie:

  • il contributo soggettivo,
  • il contributo integrativo
  • il contributo minimo.

A queste forme periodiche di prestazione si affianca anche un versamento una tantum volto a coprire le indennità che l’Enpap eroga alle donne in maternità iscritte all’albo (si tratta, appunto, del contributo di maternità, ma di questo parleremo meglio più avanti).

Quanto al contributo soggettivo, si tratta della forma standard di contributo che gli iscritti devono versare alla cassa. Si calcola sulla percentuale del 10% del reddito netto e la sua funzione è quella di assicurare le coperture finanziarie necessarie all’erogazione della pensione di vecchiaia.

Esiste anche una soglia minima, pari a 780 euro (il cosiddetto contributo minimo, di cui però parleremo più in dettaglio), la quale può essere incrementata fino al 20% per poter aver diritto ad assegni di pensione più vantaggiosi.

Più in dettaglio, l’Ente ha introdotto scaglioni incrementali che consentono di personalizzare il contributo soggettivo per poter guadagnare un assegno più sostanzioso una volta maturata l’anzianità necessaria.

Allo stesso modo, la modulazione del contributo pensione permette agli psicologi che hanno beneficiato di un reddito più elevato nel corso dell’anno di poterlo abbattere ai fini del calcolo dell’IRPEF, dal momento che i relativi versamenti sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi.

A questo fine, peraltro, l’Ente si è dotato della possibilità di versare i contributi con F24, proprio per consentire agli iscritti di poter usare i crediti di imposta per le annualità in cui sono stati maturati redditi più bassi.

Il contributo integrativo, invece, prevede una quota minima di 60 euro che si versa con l’aggiunta di un 2% sul contributo lordo.

Questa forma di contributo è diretta alla maturazione di forme di assistenza necessarie (la pensione per malattia o infortuni) e permette, ad esempio, di accedere a servizi sanitari in regime privato in presenza di gravi malattie o quando è necessario effettuare interventi chirurgici molto delicati.

La quota del contributo integrativo, in realtà, è già incluso all’interno dell’iscrizione all’Enpap, per cui non si tratta di una vera e propria forma alternativa di contribuzione, ma di una somma che si aggiunge al contributo soggettivo.

Diverso dal contributo integrativo, che, come detto, è standard, è l’assistenza sanitaria facoltativa, che deve essere richiesta di volta in volta dagli iscritti Enpap che vi vogliono aderire: essa consiste nel rimborso delle spese necessarie per visite diagnostiche, specialistiche, ricoveri ed operazioni meno gravi (che non sono ricompresi, quindi, nelle prestazioni erogate dietro il versamento del contributo integrativo).

In entrambi i casi, la prestazione da parte dell’Enpap può avvenire in tre modi diversi:

  • in forma diretta, quando è l’Ente a sostenere direttamente il pagamento delle spese mediche;
  • in forma indiretta, se è invece l’iscritto a pagare e poi a fare domanda di rimborso;
  • in forma mista, con prestazioni pagate in parte direttamente e in parte dietro rimborso.

2.1. Sono previsti sconti al contributo minimo Enpap?

Quanto al contributo minimo, abbiamo già detto che il suo ammontare è fissato in 780 euro annui. Tuttavia, l’Enpap prevede anche degli sconti e riduzioni per colore che versano la prima forma di contribuzione.

In particolare, ciò trova applicazione nei seguenti casi:

  • i professionisti con età inferiore ai 35 anni, oppure con anzianità di iscrizione all’ente non superiore ai 3 anni: in questo caso, il contributo minimo viene abbassato a 260 euro annui; Approfondisci anche a che età si va in pensione?
  • gli psicologi che vantano un reddito professionale inferiore o uguale a 1.560 euro: in questo caso, il contributo riceve un’ulteriore riduzione fino a 156 euro;
  • gli psicologi che sono lavoratori dipendenti o pensionati presso altre casse, oppure che sono iscritti all’Enpap dal 2012 ma sono rimasti inattivi per causa di malattia per almeno 6 mesi nell’anno solare: per costoro, lo sconto ammonta a 390 euro rispetto al contributo minimo Enpap.

I versamenti contributivi all’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi posti a carico degli iscritti devono essere effettuati in due scadenze annuali: il 1° marzo, con il versamento dell’acconto dei contributi e il 1° ottobre.

In particolare, in questa seconda data dovranno essere sia versati i contributi relativi al saldo dell’obbligo contributivo, sia la comunicazione sui redditi percepiti nell’anno precedente (utile a determinare la spettanza o meno del contributo minimo agevolato Enpap).

pensione enpap
Vaso in vetro con risparmi

Dopo aver descritto le forme di contributi che gli iscritti all’Enpap devono versare all’ente di previdenza psicologi, vediamo quali sono le tipologie di pensioni erogate dall’Enpap.

In questo elenco è possibile inserire le seguenti forme di pensioni:

  • la pensione Enpap di vecchiaia: questa viene riconosciuta al compimento dei 65 anni di età, quando vengono versati almeno 5 anni di contributi alla cassa. L’età indicata è quella minima, nel senso che è possibile accedere alla pensione di anzianità anche in età più avanzata, così da poter contare su un assegno pensionistico più sostanzioso in futuro;
  • la pensione Enpap di inabilità: viene riconosciuta agli iscritti che sono vittima di eventi che rendono impossibile o incompatibile l’esercizio dell’attività, comportando la cancellazione dall’albo degli psicologi;
  • la pensione di invalidità Enpap: viene riconosciuta agli iscritti che presentano una percentuale di invalidità uguale o superiore al 66%. Tale forma di pensione, una volta raggiunta l’età minima, continua trasformandosi in pensione di vecchiaia.

Occorre precisare che per poter godere della pensione di inabilità e di invalidità è necessaria avere un’anzianità contributiva di almeno cinque anni, e aver versato almeno tre anni di contributi nei cinque anni precedenti alla domanda di pensione.

Inoltre, l’Enpap riconosce la pensione di reversibilità, se sono presenti le condizioni di erogazione viste, in favore dei superstiti dell’iscritto deceduto.

enpap psicologo
Psicologo durante una seduta

Oltre alle pensioni erogate nei confronti degli iscritti, l’Enpap riconosce anche una serie di diritti per la previdenza e assistenza psicologi, che vanno dal riconoscimento della maternità alle pensioni di accompagnamento.

Una lista completa e dettagliata di queste forme di previdenza è presente sul sito Enpap, ma possiamo fornire una indicazione esaustiva dei principali diritti riconosciuti per la previdenza psicologi.

L’indennità di maternità. Questa è riconosciuta agli psicologi donna che hanno partorito, come forma di sussidio economico che parte dai 5.000 euro minimi, ma cresce in funzione inversamente proporzionale al reddito.

Oltre al parto, per maternità si intendono anche i casi di affido che precede l’adozione e l’adozione stessa. L’indennità di maternità è resa obbligatoria direttamente dalla legge e viene riconosciuta a tutte le libere professioniste.

L’Enpap, anticipando la legislazione statale, ha anche introdotto una forma di contributo alla paternità e alla genitorialità in senso lato, prevedendo, per agevolare anche i padri e le coppie omosessuali, il riconoscimento di un contributo forfettario di 1.000 euro per coloro che diventano genitori.

Oltre a queste forme di sussidi diretti, l’Ente previdenziale ha introdotto di recente un pacchetto gravidanza, prevedendo il riconoscimento di un contributo del valore di 2.000 euro per le donne psicologo che comprende esami diagnostici di vario genere: quattro ecografie (compresa la morfologica), analisi, visite ginecologiche, cardiografia fetale, controllo ginecologico post parto, visite urologiche, prestazioni di riabilitazione del pavimento pelvico successivo al parto, colloqui psicologici post parto e un esame a scelta fra amniocentesi, villocentesi e Harmony Test.

Questo pacchetto è riconosciuto gratuitamente alle psicologhe, ma è estendibile anche alle mogli/partner degli psicologi iscritti semplicemente integrandolo con il versamento di ulteriori 40 euro. Anche questa forma di assistenza è riconosciuta alle coppie omosessuali.

Indennità di malattia. Nel caso di malattia o infortuni, l’Ente riconosce forme contributive che vanno dal riconoscimento di una pensione anticipata all’assistenza negli esami diagnostici.

Per quanto riguarda l’indennità di malattia, l’iscritto che intende beneficiare di queste prestazioni deve presentare richiesta online entro 5 giorni dalla cessazione della malattia, esibendo il certificato medico e la scheda ISEE del nucleo familiare, entro ulteriori 30 giorni.

L’assegno è riconosciuto in misura forfettaria per un importo che calcola una diaria dai 50 ai 100 euro dal settimo al sessantesimo giorno di interruzione del lavoro, calcolato in base al reddito dichiarato nel secondo anno precedente a quello in cui è insorta la malattia.

Viceversa, se la malattia dura meno di venti giorni, l’assegno complessivo è ridotto del 20%, così da ottimizzare la distribuzione delle risorse e favorire gli iscritti che presentano patologie più gravi e potenzialmente invalidanti sulla capacità di lavoro e, conseguentemente, sul reddito.

Un’ulteriore riduzione del 20% viene applicata nei confronti di coloro che maturano altre forme di indennità di malattia (come per chi è iscritto anche all’INPS),ti può interessare anche i Voucher Inps.

Questa forma di previdenza viene finanziata attraverso l’obbligo, imposto a tutti gli psicologi, di aggiungere alla propria parcella un 2% sul totale richiesto al cliente, che va direttamente versato alla cassa previdenziale per il finanziamento degli assegni di malattia e infortuni: il gettito di questa misura costituisce un patrimonio annuale superiore ai 15 milioni di euro, da cui vengono appunto attinti i fondi necessari a coprire le prestazioni di cui stiamo parlando.

Invalidità e inabilità. Se la malattia o l’infortunio producono conseguenze ulteriori e diminuiscono permanentemente la capacità lavorativa dello psicologo, si parla di invalidità o inabilità: nel primo caso vi è una riduzione sensibile della capacità lavorativa (che viene tutelata già con il riconoscimento della pensione di invalidità, per percentuali di invalidità superiori al 66%), mentre nel secondo si riduce a zero, con conseguente cancellazione dell’Albo professionale.

Ne abbiamo già parlato tra le forme di pensione permanente erogate dall’Enpap.

Se questi erano i più importanti diritti previdenziali riconosciuti dall’Enpap, va detto che l’Ente riconosce una vasta gamma di prestazioni assistenziali ulteriori nei confronti degli iscritti, tra cui è possibile elencare:

  • finanziamenti sotto forma di microcredito per gli psicologi che si avviano all’attività professionale, all’apertura di uno studio, e così via;
  • finanziamenti per il pagamento di corsi di aggiornamento;
  • assistenza sanitaria integrativa, che si affianca alle altre forme di assistenza previste e consente di reperire facilmente i fondi necessari per poter accedere a servizi del SSN o privati quando necessario, come cure gratuite in regime privato;
  • dal momento che gli psicologi sono liberi professionisti e che altre forme di assistenza e previdenza sono previste unicamente per i lavoratori dipendenti, non è possibile riconoscere diritti come ad esempio il congedo parentale, i permessi dal lavoro e simili;
  • spese funerarie: l’Enpap riconosce ai familiari dei propri iscritti la copertura delle spese relative all’organizzazione dei funerali, fino ad un massimo di 7.500 euro.

enti previdenziali enpap
Enpap e altri enti previenziali in un grafico

Dopo aver esaminato gli aspetti più importanti relativi al funzionamento dell’Ente previdenza psicologi, sia dal punto di vista del versamento dei contributi che del riconoscimento delle prestazioni assistenziali, è il caso di chiederci in che modo gestire il rapporto pensionistico con questo Ente quando lo psicologo presenta redditi diversi, provenienti da un lavoro occasionale, o intende riscattare la propria laurea.

Quanto al primo aspetto, è sicuramente possibile che lo psicologo possa avere svolto un lavoro diverso prima di iscriversi all’Albo, o che affronti un lavoro occasionale diverso nel corso della vita professionale (dal momento che, a differenza di professioni come l’avvocato, non c’è un assoluto divieto a fare, ad esempio, un lavoro stagionale).

In questo caso è importante capire se i contributi eventualmente versati e gli anni di anzianità eventualmente maturati in questo tipo di attività diverse possono essere integrate all’interno del sistema pensionistico Enpap, così da non perdere questi anni ai fini del calcolo della pensione finale.

Da questo punto di vista, lo strumento riconosciuto è quello della Ricongiunzione Enpap, che consente di accorpare in un’unica pensione tutti i contributi versati per la prestazione dei lavori occasionali più disparati.

In molti enti previdenziali, contributi inferiori a 5 annualità non danno diritto ad alcun incremento della propria posizione previdenziale: invece, Enpap ammette anche contributi inferiori ai 5 anni, riconoscendo la restituzione dell’intera somma versata, così da avere a disposizione un tesoretto da poter investire nell’incremento della propria pensione da psicologo.

L’Enpap riconosce il riscatto del tempo necessario al conseguimento della laurea, in quanto requisito indefettibile per l’accesso all’albo degli psicologi.

Tuttavia, occorre chiarire che il riscatto degli anni universitari non comporta un abbassamento dell’età pensionabile: la soglia di anzianità, infatti, rimane fissa a 65 anni per questo ente privato.

Quello che cambia è il numero di anni per i quali viene riconosciuto il versamento dei contributi, con il risultato che viene riconosciuto un aumento di base sul calcolo della pensione.

Il riscatto della laurea è a pagamento: ciò significa che, se vogliamo vedere incrementata la pensione come se avessimo lavorato (e versato i contributi) per cinque anni in più, è necessario coprire il versamento aggiuntivo richiesto, così da aumentare proporzionalmente il contributo soggettivo.

L’aumento in questione, che si somma al contributo soggettivo già dovuto all’ente previdenziale, è pari ad una quota che oscilla tra il 10% e il 20% del reddito netto annuale.

f24 enpap
Enpap e Fisco: un modello F24

Un’altra domanda che sorge a molti iscritti all’Ente previdenziale per psicologi concerne la posizione che ha quest’ultimo con le autorità fiscali italiane.

Da questo punto di vista, la prima considerazione importante da fare riguarda la deducibilità integrale dal reddito dei contributi soggettivi obbligatori che sono versati dagli iscritti: ciò comporta che, quando si compila la dichiarazione dei redditi, è necessario indicare la somma effettiva di contributo soggettivo versato, anche nel caso in cui questo sia superiore alla soglia minima prevista.

Tutte le somme che non sono più nella disponibilità del contribuente a causa di versamenti previdenziali obbligatori, infatti, non vengono considerate reddito utilizzato per il calcolo dell’imposta IRPEF.

Quanto abbiamo detto finora riguarda unicamente il versamento dei contributi obbligatori. Tutti gli altri contributi versati in forma volontaria non vengono riconosciuti ai fini della deducibilità, proprio perché si tratta di una facoltà del libero professionista: in questi casi è prevista una deducibilità dall’imponibile IRPEF che viene stabilita in modo forfettario fino ad un importo di 5164,57 euro.

Ne consegue che non è deducibile il contributo soggettivo pari al 2% imputato al cliente, dal momento che quest’ultimo viene riconosciuto direttamente all’ente per il pagamento delle pensioni e degli assegni e non concorre alla formazione del reddito professionale.

contributi enpap
Grafica che rappresenta la convenienza di iscriversi all’Enpap

Abbiamo già detto che l’Enpap è un ente di diritto privato, rispetto al quale l’obbligo contributivo è statuito espressamente, alle condizioni viste, per tutti gli psicologi.

Tuttavia, potrebbe sorgere spontanea la domanda se le condizioni e le prestazioni assistenziali erogate da questo ente siano convenienti rispetto alla disciplina di altri fondi pensione, sia pubblici che privati.

Ovviamente, infatti, l’obbligo contributivo non è previsto soltanto per coloro che esercitano la professione di psicologo: si pensi all’ordine degli avvocati, degli ingegneri, e così via. Per tutte le professioni, infatti, esiste uno specifico fondo pensione.

Da questo punto di vista è già possibile fare un primo confronto: paragonando le quote richieste agli psicologi dall’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi rispetto ad altri gestori di fondi pensione, si può constatare che le prime sono molto più basse.

L’unica vistosa eccezione in cui si possono riscontrare livelli contributivi più bassi è la cosiddetta cassa pluricategoriale (che comprende al suo interno geologi, chimici e forestali), ma in questo caso esiste una spiegazione molto semplice: le caratteristiche di questi ordini professionali consentono agli iscritti di poter effettuare prestazioni extra come dipendenti, ad esempio presso uno studio, cosa che comporta una riduzione dei contributi come lavoratori autonomi.

Al contempo, se è vero che questi professionisti possono godere, rispetto agli psicologi, di prestazioni previdenziali aggiuntive rispetto alla pensione di anzianità, è anche vero che lo scarso livello contributivo dell’Enpap rivela uno stato generale di minori redditi nell’ordine degli psicologi rispetto ad altre categorie professionali.

Volendo fornire qualche cifra, il 74% degli psicologi iscritti all’Enpap versa contributi soggettivi annuali inferiori ai 2.000 euro, il che consente di ricavare che la media reddituale si attesta intorno ai 20.000 euro annui.

Dato che queste cifre rappresentano una media, è possibile dedurre che una grossa fetta di psicologi (che si attesta in una cifra che supera i 14.000 psicologi su un totale di circa 27.000 iscritti all’albo) produce un reddito netto inferiore ai 10.000 euro annui, mentre soltanto 7.000 psicologi che svolgono la propria attività come liberi professionisti possono vantare redditi superiori ai 20.000 euro netti.

Il risultato che se ne può ricavare è che, almeno stando ai redditi effettivamente dichiarati (dal momento che l’evasione fiscale non è estranea neanche a questa categoria), la professione di psicologo non fa guadagnare molto, anche se non sono pochi i liberi professionisti che riescono a vivere esclusivamente esercitando l’attività.

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