Convertendo 2017: i Bond convertibili

Cosa sono i bond

Quando si parla di investimenti si sente quasi sempre parlare di bond. Cosa sono davvero questi bond? Questo termine inglese è sinonimo di titolo di credito oppure di obbligazione, e indica un titolo emesso da un’azienda, pubblica o privata, al fine di farlo acquistare al privato cittadino. È come se l’azienda scorporasse il proprio valore in migliaia di titoli, ognuno con il suo intrinseco valore e con il suo prezzo.

Il cittadino, acquistando questo titolo, è come se acquistasse una piccola porzione di azienda, fornendo in cambio una liquidità che in quel momento all’azienda serve. Alla scadenza dell’obbligazione, cioè del bond, il cittadino recupera i soldi (sperando che il valore non sia diminuito nel frattempo, altrimenti avrà perso del denaro) e in più, se gli investimenti dell’azienda sono andati bene, riesce a guadagnare degli interessi.

L’azienda, dal canto suo, mantiene e fa fruttare proprio quegli investimenti per i quali aveva bisogno della liquidità degli azionisti. Mentre alla fine del percorso che lega una persona al bond essa recupera i soldi con i quali aveva inizialmente acquistato l’obbligazione, gli interessi vengono liquidati strada facendo, cioè consegnati al cittadino un po’ alla volta durante il periodo in cui è proprietario del bond. Pertanto, ogni trimestre o semestre il cittadino entra in possesso di una quantità di denaro derivata dagli interessi maturati.

Il bond è anche una garanzia di pagamento che il singolo ha nei confronti dell’azienda. Se alla fine del periodo di validità di un’obbligazione l’azienda non restituisce il denaro, è facoltà del cittadino presentare un’istanza di fallimento. Se ogni proprietario di bond fa questa operazione, l’azienda che non è riuscita a ripagare il debito viene dichiarata fallita e viene rilevata dalla giustizia.

Cosa sono i bond convertendo

Nell’ambito dei diversi tipi di obbligazioni ci sono anche i bond convertendo, dei prestiti obbligazionari dal privato all’azienda o dall’azienda all’azienda. Questa tipologia di obbligazione viene preferita dagli investitori quando l’azienda della quale si acquistano i bond è molto a rischio o ha un andamento economico instabile.

Grazie ai bond convertendo, infatti, alla scadenza dell’obbligazione il cittadino può diventare proprietario di una porzione di azienda se essa non ha saldato i suoi debiti. Il mancato pagamento del debito avvia il processo automatico di trasformazione dell’obbligazione in azione dell’azienda. Chi possedeva un’obbligazione e si sarebbe dovuto veder tornare indietro del denaro liquido, quindi, si vede invece tornare indietro una o più azioni dell’azienda.

In questo modo si può diventare proprietari di una parte di azienda. Va da sé che chi ha acquistato più obbligazioni, quindi ha messo a disposizione dell’azienda una maggior parte di liquidità, diventerà proprietario di così tante azioni che potrebbe diventare azionista di maggioranza, quindi di fatto rilevare l’azienda.

Chi acquista obbligazioni convertendo può essere una persona fisica (quindi un privato cittadino) ma anche una persona giuridica, dunque un’azienda, una società o addirittura lo Stato. Il debitore, invece, può essere solo una persona giuridica, cioè un’azienda.

bond convertendo

Come funzionano i bond convertendo

La conversione di bond in azioni funziona secondo una specifica procedura. Alla fine della vita del bond, quando esso diventa un’azione, esso diventa proprietà del mercato. Questo significa che il valore di un’azione non è più legato a quanto si è pagato il titolo (quindi com’è per i bond) ma è legato alle modifiche che avvengono ogni giorno. Un’azione estremamente preziosa può improvvisamente perdere di valore, così come una non troppo considerata può avere un’impennata.

Al momento dell’acquisto, invece, il bond convertendo ha un valore nominale che si può definire intrinseco, cioè legato a quel titolo indipendentemente da tutto. Sulla base di questo valore nominale, il titolo può fruttare o perdere, quindi può maturare interessi o meno. Quando il bond scade, l’acquirente deve sperare di ricevere indietro esattamente lo stesso denaro che ha sborsato per l’acquisto. Se ne riceve meno è stato un bond perdente, se ne riceve di più è stato un bond fruttuoso.

Con i bond convertendo questo si misura invece in azioni redditizie: se il bond viene convertito in un certo numero di azioni redditizie, l’investimento si può considerare positivo. Per i bond convertendo il meccanismo delle cedole periodiche (cioè degli interessi maturati dal bond che vengono dati ogni tot al proprietario) funziona ugualmente a quello per i bond classici. Si sceglie un periodo, di norma trimestrale, semestrale o annuale, entro il quale ricevere gli interessi. Il bond convertendo è identico al bond classico nella sua fase di vita, e se ne distacca solo alla scadenza.

Entrambi i bond devono essere, inoltre, pagati in un’unica soluzione al momento dell’acquisto: questo è il modo per l’azienda per reperire liquidità immediata.

Le caratteristiche fondamentali dei Bond

Ci sono delle caratteristiche fondamentali per poter individuare il Bond. Ecco quali sono tutti i valori e le terminologie che riguardano questo tipo di obbligazione che può portare ad un guadagno:

  • Un valore nominale, che rappresenta il capitale che viene acquistato. Al termine della scadenza naturale del bond, verrà risarcito al netto degli interessi.
  • Una cedola, che corrisponde al valore che incasserà l’obbligazionista. Per essere più precisi, sarà il valore della cifra che l’emittente del Bond darà all’investitore. Il nome cedola è storico, visto che in passato i Bond venivano consegnati staccando proprio una cedola.
  • Una scadenza, conosciuta anche come maturity. Questa è la data in cui il bond maturerà, ovvero quando l’investitore riceverà il proprio capitale investito.
  • Un emittente. Questa figura è importante perché sarà colui che emetterà il bond e che farà sì che questo abbia un valore legale.

Ci sono molte altre caratteristiche del Bond, ma queste sono le principali. Ogni tipo di emissione differisce dall’altra, visto che è possibile classificare queste obbligazioni anche in base al tipo di emissione.

Titoli di Stato, Corporate bond e Supranational bond

Il concetto di bond è estendibile a molte diverse categorie di prestiti obbligazionari. Ci sono, ad esempio, i titoli di Stato. Questi ultimi sono bond a tutti gli effetti, solo che l’azienda che ha bisogno di liquidità non è una vera e propria azienda ma una nazione.

Lo Stato ‘mette in vendita’ se stesso sotto forma di prestiti obbligazionari, in modo tale che con la liquidità ricavata dagli investitori possa coprire la spesa pubblica o i vari buchi di bilancio. I cittadini diventano proprietari di una piccola porzione di Stato, che ovviamente si vedranno corrispondere nel tempo sotto forma di interessi. Alla scadenza del bond verranno restituiti al cittadino dei soldi, poiché è impossibile convertire uno Stato in azioni e quindi optare per i bond convertendo.

investire in bond

In Italia ci sono due tipi di bond statali: i BOT e i BTP. I primi hanno una durata di meno di 12 mesi, mentre i secondi hanno una durata di più di 12 mesi. Entrambi vengono venduti al prezzo di emissione. I corporate bond, invece, sono i bond emessi da un’azienda privata oppure da un istituto di credito. Quest’ultima decide di fare investimenti a rischio e al di sopra delle proprie possibilità finanziarie.

Per riuscire a coprirli deve emettere i bond sperando che vengano acquistati tutti. Questo tipo di bond rappresenta investimenti a rischio, perché l’azienda si espone sul mercato prima di sapere quanti bond effettivamente venderà, e quindi di fatto gioca d’azzardo. Se dovesse andare male, l’azienda verrebbe dichiarata fallita e gli investitori che intanto hanno comprato delle obbligazioni si troverebbero probabilmente sul lastrico.

I supranational bond sono molto simili ai corporate, perché pertengono sempre a un’istituzione, ma a livello internazionale. Queste istituzioni, come ad esempio la Banca Mondiale, possono emettere obbligazioni al fine di finanziare piani di recupero o di aiuto a determinate aree del mondo, oppure per altri scopi interni ai mercati finanziari.

I bond delle aziende italiane

Una volta stabilito cosa siano i bond, bisogna vedere come vengono utilizzati dalle aziende italiane. Molte, infatti, sono le aziende che hanno deciso di optare per i prestiti obbligazionari convertibili in azioni per reperire liquidità dai cittadini. Un caso su tutti è sicuramente quello della Telecom Italia. L’azienda di telefonia fissa e mobile aveva emesso delle obbligazioni a partire dal 2013, le quali avevano una durata di tre anni.

Questi bond, che erano tutti convertendo, sono dunque stati mutati in azioni Telecom alla fine del 2016. Bisogna notare che Telecom Italia rappresenta una vera e propria avanguardia nelle aziende che hanno scelto i bond convertendo, avendo optato per questa modalità addirittura prima della Fiat. Proprio quest’ultima si è orientata verso i bond convertendo nel 2014, scegliendo la formula per cui il prezzo di emissione e quello di valore erano uguali. I cittadini, in poche parole, potevano acquistare un bond della Fiat Chrysler al prezzo in cui esso era stato emesso senza ulteriori rincari.

Sia per la Fiat Chrysler che per la Telecom Italia i bond convertendo si sono risolti in intuizioni felici per la politica aziendale, ed hanno anche soddisfatto le aspettative degli investitori. Tutto il contrario, invece, di quello che era successo all’azienda Bpm, che già aveva guardato ai bond convertendo nel 2009. Ciò che sembrava una geniale idea si è rivelata pericolosa all’alba del 2013, quando la maggior parte del consiglio direzionale di Bpm si è trovato indagato per frode e altri reati. Tutti gli investitori proprietari di bond convertendo hanno visto le loro obbligazioni perdere fino all’80% di valore.

Conviene investire in bond convertendo?

La domanda sulla convenienza di investire in simili obbligazioni dipende molto dalla tipologia di azienda che si sceglie. Le obbligazioni convertibili in azioni, in generale, attraversano due cicli di vita: il primo, come obbligazione, nella quale bisogna preoccuparsi solo degli interessi maturati. Il secondo, invece, quando le obbligazioni diventano azioni, porta con sé tutta un’altra serie di preoccupazioni, come la perdita di valore delle azioni o la loro compravendita sul mercato.

Di solito conviene investire in bond convertendo quando l’azienda dalla quale si acquistano è molto solida. Se l’azienda ha un vissuto equilibrato, infatti, si può presupporre che gli interessi saranno quelli attesi. Una volta tramutato il bond in azione, poi, si può altrettanto facilmente presumere che non ci saranno sbalzi d’umore del mercato, e che le azioni rimarranno abbastanza forti.

Se, invece, si scelgono i bond convertendo di un’azienda a rischio, è chiaro che nella prima fase si avrà un guadagno interessante. Quando le obbligazioni diventano azioni, però, bisogna essere in grado di saperle vendere nel momento più favorevole senza tirare troppo la corda sperando di guadagnare un altro po’, altrimenti si rischia una perdita enorme. In generale, gli investimenti in bond convertendo non sono adatti a investitori sprovveduti o alle prime armi.

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